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          I nostri menù saranno aggiornati anche in base ai vostri consigli e alle vostre esperienze.

 

A 'giunues (la genovese)

Ingredienti per 4 persone

320g di pasta ( ziti spezzati )

1 kl.cipolle

800g carne di vitello

1 carota

costa di sedano

1 bicchiere di vino bianco

pecorino

olio extravergine

sale

pepe

 

Questo sugo è chiamato “alla genovese”, perché pare sia stato preparato per la prima volta alla fine del 1400 da certi cuochi genovesi che aprirono una taverna a Napoli alla Loggia di Genova, zona a ridosso del porto, dove la colonia genovese, di stanza a Napoli, si amministrava autonomamente.
Alcuni raccontano che osti genovesi, stabilitisi a Napoli nel 1600 , avevano l’abitudine di cucinare la carne in questo modo, altri affermano che a dare il nome a questo piatto fu un cuoco di nome Genovese.

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'A menesta'mmaretata (Minestra maritata)

 

Ingredienti:

 

carne mista (gallina, maiale, manzo)

verdura mista (scarole, bietole, cicoria, broccoli, cime di rapa e verza)

cotica di maiale, "nnoglia" (salsicciotto di intestini di maiale salati, pepe e finocchietto), un osso di prosciutto, tracchiulelle (costine di maiale)

2 spicchi di aglio

1 cipolla

1 carota

1 costa di sedano

1 patata

olio d'oliva

pepe (o peperoncino) e sale

 
 Fino al 1860, non l'avevano certo dimenticato  i luciani , gli abitanti del quartiere di Santa Lucia, che in occasione della borbonica festa della 'Nzegna, si offrivano come primo piatto del menù tradizionale la "menesta cu nu palmo 'e grascio" (minestra con un palmo di grasso) ) nel quale palmo di grasso era racchiuso tutto il significato di festa e di abbondanza che ancora allora essa ricordava.
La "menesta maretata", a base di verdure e carne bollita,  è  quindi un piatto popolano e grossolano, elaborato con povere cose, ma trasformato con raffinata sapienza.
E' talmente tipico del territorio  questo piatto che mi son sentito quasi in dovere di inserirlo in questa sezione...
La dicitura maritata deriva dal fatto che gli ingredienti di carne e verdura, si sposano in una esplosione di gusto e bontà. La ricetta nel corso degli anni è stata notevolmente rimaneggiata eliminando o modificandone gli ingredienti che sono sempre più rari da reperire in commercio.
 
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"O Raù (il Ragù)
 
 
 
Ingredienti:
 
 
 1 kg. di spezzatino di vitello,
 2 cipolle medie,
 2 litri di passata di pomodoro,
 un cucchiaio di concentrato di pomodoro,
 200 gr. di olio d'oliva,
 6 tracchiulelle ( ovverosia le costine di maiale),
 1/4 di litro di vino rosso preferibilmente di Gragnano,
 basilico,
 sale q.b.
 

 

A Napoli alla fine del 1300 esisteva la Compagnia dei Bianchi di giustizia che percorreva la citta' a piedi invocando "misericordia e pace".
La compagnia giunse presso il "Palazzo dell'Imperatore" tuttora esistente in via Tribunali, che fu dimora di Carlo, imperatore di Costantinopoli e di Maria di Valois figlia di re Carlo d'Angio'.All'epoca il palazzo era abitato da un signore che era nemico di tutti, tanto scortese quanto crudele e, che tutti cercavano di evitare. La predicazione della compagnia convinse la popolazione a rappacificarsi con i propri nemici, ma solo il nobile che risiedeva nel "Palazzo dell'Imperatore" decise di non accettare l'invito dei bianchi nutrendo da sempre antichi e tenaci rancori. Non cedette neanche quando il figliolo di tre mesi, in braccio alla balia sfilò le manine dalle fasce ed incrociandole grido' tre volte: "Misericordia e pace".
Il nobile era accecato dall'ira, serbava rancore e vendetta, ed un giorno la sua donna, per intenerirlo gli preparo' un piatto di maccheroni. La provvidenza riempi' il piatto di una salsa piena di sangue. Finalmente commosso dal prodigio, l'ostinato signore, si rappacifico' con i suoi nemici e vesti' il bianco saio della Compagnia.
Sua moglie in seguito all'inaspettata decisione, preparo' di nuovo i maccheroni, che anche quella volta come per magia divennero rossi. Ma quel misterioso intingolo aveva uno strano ed invitante profumo, molto buono ed il Signore nell'assaggiarla trovo' che era veramente buona e saporita.
La chiamo' cosi' "raù" lo stesso nome del suo bambino.

 

'O 'rraù, la poesia di Eduardo

Eduardo De Filippo rende omaggio, con una sua poesia al ragù napoletano nella sua commedia "Sabato, domenica e lunedì."

              'O 'rraù
              'O rraù ca me piace a me
              m' 'o ffaceva sulo mammà.
              A che m'aggio spusato a te,
              ne parlammo pè ne parlà.
              io nun songo difficultuso;
              ma luvàmmel' 'a miezo st'uso

              Sì,va buono:cumme vuò tu.
              Mò ce avéssem' appiccecà?
              Tu che dice?Chest' 'è rraù?
              E io m' 'o  mmagno pè m' 'o mangià...
              M' ' a faja dicere na parola?...
              Chesta è carne c' ' a pummarola

               

 

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'E vermiciciell a Puttanesc (Vermicelli alla Puttanesca)

 

Ingredienti per 4 persone:

 

400 g di vermicelli
600 g di pomodori pelati
2 filetti di acciughe
100 g di olive di Gaeta
10-15 g di capperi sotto sale
Olio extravergine di oliva
1 spicchio di aglio
1 peperoncino piccante
Origano Prezzemolo
Sale

 

Il "Sugo alla Puttanesca" è nato... ovviamente dalla fantasia di un ischitano. Fu infatti l'architetto Sandro Petti, ai fornelli del suo "Rancio Fellone", una sera di normale routine culinaria, di un'estate qualunque dell'inizio degli anni '50, a inventare il "Sugo alla Puttanesca", utilizzando quei prodotti freschi dei nostri orti, che tutti hanno normalmente in dispensa. E' lo stesso architetto Sandro Petti a raccontarcelo: "Quella sera di tanti anni fa, era molto tardi, ai tavoli del locale sedettero un gruppo di amici veramente affamati... io avevo finito tutto, e li avvisai: "Mi dispiace non ho più nulla in cucina, non posso preparavi niente". Ma loro insistettero e mi esortarono dicendo: "Ma dai Sandro, è tardi ed abbiamo fame, dove vuoi che andiamo... facci una puttanata qualsiasi". La "puttanata qualsiasi" che l'ecclettico Sandro Petti (che in cucina è un autentico mago) portò in tavola di lì a poco, era proprio un fumante piatto di "Spaghetti alla Puttanesca" (solo che ancora non erano stati battezzati tali)... una pietanza che da quella famosa sera, divenne un must della tradizioni culinaria dei ristoranti non solo ischitani, ma addirittura di tutto il mondo. "In cucina avevo solo quattro pummarorelle, due olive, qualche cappero - si schermisce l'architetto - e con quelle preparai il sugo per gli spaghetti". Una vera genialata, introdotta tra i primi piatti del Rancio Fellone e inserita di diritto nel menù esposto al pubblico: "Solo che non potevo certo chiamarli Spaghetti alla Puttanata... non era carino. Così li ho chiamati alla Puttanesca" spiega Petti. Ma in merito a questa storia, c'è anche uno spassoso aneddoto, che ci ha raccontato sempre Sandro Petti: "Un giorno il Vescovo Ernesto De Laurentiis mi mandò a chiamare... voleva incontrarmi con somma urgenza. Io proprio non riuscivo a capire cosa il Vescovo volesse da me. Quando mi recai da lui, mi dovetti sorbire un predicozzo lunghissimo, una tiritera che non finiva più. Ma proprio non ne capivo la motivazione... anche perché il Vescovo restava nel vago e non andava diritto al motivo del nostro incontro. Solo alla fine mi disse: "Il Menù che hai esposto fuori al tuo locale... non è degno di te". Per stringere insomma, il Vescovo De Laurentiis aveva saputo del termine Puttanesca scritto sul menù esposto fuori al locale, e ne era rimasto sconvolto... al punto da rimproverarmi aspramente". A suffragare la tesi del nostro amico Sandro Petti, ci pensa l'esperta gastronoma Jeanne Caròla Francesconi, che nel suo libro "La Cucina Napoletana" (volume che raccoglie i piatti tipici e le ricette tradizionali, divenuto un classico della letteratura culinaria partenopea) racconta proprio della nascita dei "Vermicelli alla Puttanesca", in verità attribuendone l'invenzione ad uno zio di Sandro Petti, il grandissimo ed indimenticato Eduardo Maria Colucci (un ischitano davvero speciale): "Non so come la Francesconi sia venuta in possesso di questa notizia, ma comunque fui io e non mio zio a preparare per la prima volta quel sugo... diventato poi alla puttanesca". La Francesconi scrive: "VERMICELLI ALLA PUTTANESCA: questi maccheroni si chiamavano alla marinara. Ma subito dopo la seconda guerra mondiale, a Ischia, il pittore Eduardo Colucci, non so come né perché, li ribattezzò con il nome con cui oggi è generalmente conosciuto. Colucci, che viveva per gli amici, d'estate abitava a Punta Mulino - in quel tempo uno degli angoli più pittoreschi di Ischia - in una rustica e minuscola costruzione; camera con cucinino e un terrazzo in mezzo al quale si innalzava un albero di ulivo. Oltre ai consueti più intimi amici, sfilavano sulla sua terrazza le più svariate personalità italiane e straniere. E lui, dopo aver offerto come aperitivo un fresco e genuino vinello d'Ischia, improvvisava spesso una cenetta a base di questi maccheroni che erano la sua specialità".

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'E vermiciell a Puveriell' (Vermicelli alla Poverello)

 


Ingredienti per 6 persone:


6 uova fresche
6 etti di vermicelli o spaghetti
2 etti di sugna
1 etto di pecorino grattugiato.
Sale
Pepe nero q.b.

Non trovando la storia dei "vermicelli alla poverello",darò una mia interpretazione. Presumo che chi non avendo soldi (come adesso) usava ingredienti più "poveri" di allora, uova,strutto,vermicelli e formaggio (vall accattà mò) e ha creato uno dei piatti più buoni "napoletano" chi conosce la verità chiedo di scrivere una e-mail al geadabbo@tin.it

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Attenzione questi menù sono da noi creati

Ravioloni "Forza Napoli"

Ingredienti:

Pasta fresca fatta in casa colorata "azzurro Napoli"

Frutti di mare misti freschi

Calamari

Gamberi

Pomodori maturi (no pelate)

Olio extravergine

Aglio

Prezzemolo

Peperoncino

Sale Pepe

Questa pietanza e uguale a qualche altra, ma io lo modificata. Ecco come: Nel'impasto della pasta fresca ho messo qualche goccia di colorante azzurro ,per il ripieno ho usato gli'ingredienti del sugo. In alternativa si può anche fare un sugo di carne (ragù)

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 Maccheroni "a lardiate" con pesto napoletano

 

Ingredienti:

Pasta a piacere

olio extravergine
ricotta salata
formaggio
peperoncino
aglio e prezzemolo
peperone
pomodori fresco
lardo

Siccome non esiste un pesto alla napoletana, allora l'ho creato io. Purtroppo non lo dico anche perché ne sono orgoglioso. Se lo volete assaggiare venite da me