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I nostri menù saranno aggiornati anche in base ai vostri consigli e alle vostre esperienze.
A 'giunues (la genovese)
Ingredienti per 4 persone
320g di pasta ( ziti spezzati )
1 kl.cipolle
800g carne di vitello
1 carota
costa di sedano
1 bicchiere di vino bianco
pecorino
olio extravergine
sale
pepe
Questo sugo è chiamato
“alla genovese”, perché pare sia stato preparato per la prima volta alla fine
del 1400 da certi cuochi genovesi che aprirono una taverna a Napoli alla Loggia
di Genova, zona a ridosso del porto, dove la colonia genovese, di stanza a
Napoli, si amministrava autonomamente.
Alcuni raccontano che osti genovesi, stabilitisi a Napoli nel 1600 , avevano
l’abitudine di cucinare la carne in questo modo, altri affermano che a dare il
nome a questo piatto fu un cuoco di nome Genovese.
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'A menesta'mmaretata (Minestra maritata)
Ingredienti:
carne mista (gallina, maiale, manzo)
verdura mista (scarole, bietole, cicoria, broccoli, cime di rapa e verza)
cotica di maiale, "nnoglia" (salsicciotto di intestini di maiale salati, pepe e finocchietto), un osso di prosciutto, tracchiulelle (costine di maiale)
2 spicchi di aglio
1 cipolla
1 carota
1 costa di sedano
1 patata
pepe (o peperoncino) e sale
A Napoli alla fine del
1300 esisteva la Compagnia dei Bianchi di giustizia che percorreva la citta' a
piedi invocando "misericordia e pace".
La compagnia giunse presso il "Palazzo dell'Imperatore" tuttora esistente in via
Tribunali, che fu dimora di Carlo, imperatore di Costantinopoli e di Maria di
Valois figlia di re Carlo d'Angio'.All'epoca il palazzo era abitato da un
signore che era nemico di tutti, tanto scortese quanto crudele e, che tutti
cercavano di evitare. La predicazione della compagnia convinse la popolazione a
rappacificarsi con i propri nemici, ma solo il nobile che risiedeva nel "Palazzo
dell'Imperatore" decise di non accettare l'invito dei bianchi nutrendo da sempre
antichi e tenaci rancori. Non cedette neanche quando il figliolo di tre mesi, in
braccio alla balia sfilò le manine dalle fasce ed incrociandole grido' tre
volte: "Misericordia e pace".
Il nobile era accecato dall'ira, serbava rancore e vendetta, ed un giorno la sua
donna, per intenerirlo gli preparo' un piatto di maccheroni. La provvidenza
riempi' il piatto di una salsa piena di sangue. Finalmente commosso dal
prodigio, l'ostinato signore, si rappacifico' con i suoi nemici e vesti' il
bianco saio della Compagnia.
Sua moglie in seguito all'inaspettata decisione, preparo' di nuovo i maccheroni,
che anche quella volta come per magia divennero rossi. Ma quel misterioso
intingolo aveva uno strano ed invitante profumo, molto buono ed il Signore
nell'assaggiarla trovo' che era veramente buona e saporita.
La chiamo' cosi' "raù" lo stesso nome del suo bambino.
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'O
'rraù, la poesia di Eduardo
'O 'rraù
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'E vermiciciell a Puttanesc (Vermicelli alla Puttanesca)
Ingredienti per 4 persone:
400 g di vermicelli
600 g di pomodori pelati
2 filetti di acciughe
100 g di olive di Gaeta
10-15 g di capperi sotto sale
Olio extravergine di oliva
1 spicchio di aglio
1 peperoncino piccante
Origano Prezzemolo
Sale
Il "Sugo alla Puttanesca" è nato... ovviamente dalla fantasia di un ischitano. Fu infatti l'architetto Sandro Petti, ai fornelli del suo "Rancio Fellone", una sera di normale routine culinaria, di un'estate qualunque dell'inizio degli anni '50, a inventare il "Sugo alla Puttanesca", utilizzando quei prodotti freschi dei nostri orti, che tutti hanno normalmente in dispensa. E' lo stesso architetto Sandro Petti a raccontarcelo: "Quella sera di tanti anni fa, era molto tardi, ai tavoli del locale sedettero un gruppo di amici veramente affamati... io avevo finito tutto, e li avvisai: "Mi dispiace non ho più nulla in cucina, non posso preparavi niente". Ma loro insistettero e mi esortarono dicendo: "Ma dai Sandro, è tardi ed abbiamo fame, dove vuoi che andiamo... facci una puttanata qualsiasi". La "puttanata qualsiasi" che l'ecclettico Sandro Petti (che in cucina è un autentico mago) portò in tavola di lì a poco, era proprio un fumante piatto di "Spaghetti alla Puttanesca" (solo che ancora non erano stati battezzati tali)... una pietanza che da quella famosa sera, divenne un must della tradizioni culinaria dei ristoranti non solo ischitani, ma addirittura di tutto il mondo. "In cucina avevo solo quattro pummarorelle, due olive, qualche cappero - si schermisce l'architetto - e con quelle preparai il sugo per gli spaghetti". Una vera genialata, introdotta tra i primi piatti del Rancio Fellone e inserita di diritto nel menù esposto al pubblico: "Solo che non potevo certo chiamarli Spaghetti alla Puttanata... non era carino. Così li ho chiamati alla Puttanesca" spiega Petti. Ma in merito a questa storia, c'è anche uno spassoso aneddoto, che ci ha raccontato sempre Sandro Petti: "Un giorno il Vescovo Ernesto De Laurentiis mi mandò a chiamare... voleva incontrarmi con somma urgenza. Io proprio non riuscivo a capire cosa il Vescovo volesse da me. Quando mi recai da lui, mi dovetti sorbire un predicozzo lunghissimo, una tiritera che non finiva più. Ma proprio non ne capivo la motivazione... anche perché il Vescovo restava nel vago e non andava diritto al motivo del nostro incontro. Solo alla fine mi disse: "Il Menù che hai esposto fuori al tuo locale... non è degno di te". Per stringere insomma, il Vescovo De Laurentiis aveva saputo del termine Puttanesca scritto sul menù esposto fuori al locale, e ne era rimasto sconvolto... al punto da rimproverarmi aspramente". A suffragare la tesi del nostro amico Sandro Petti, ci pensa l'esperta gastronoma Jeanne Caròla Francesconi, che nel suo libro "La Cucina Napoletana" (volume che raccoglie i piatti tipici e le ricette tradizionali, divenuto un classico della letteratura culinaria partenopea) racconta proprio della nascita dei "Vermicelli alla Puttanesca", in verità attribuendone l'invenzione ad uno zio di Sandro Petti, il grandissimo ed indimenticato Eduardo Maria Colucci (un ischitano davvero speciale): "Non so come la Francesconi sia venuta in possesso di questa notizia, ma comunque fui io e non mio zio a preparare per la prima volta quel sugo... diventato poi alla puttanesca". La Francesconi scrive: "VERMICELLI ALLA PUTTANESCA: questi maccheroni si chiamavano alla marinara. Ma subito dopo la seconda guerra mondiale, a Ischia, il pittore Eduardo Colucci, non so come né perché, li ribattezzò con il nome con cui oggi è generalmente conosciuto. Colucci, che viveva per gli amici, d'estate abitava a Punta Mulino - in quel tempo uno degli angoli più pittoreschi di Ischia - in una rustica e minuscola costruzione; camera con cucinino e un terrazzo in mezzo al quale si innalzava un albero di ulivo. Oltre ai consueti più intimi amici, sfilavano sulla sua terrazza le più svariate personalità italiane e straniere. E lui, dopo aver offerto come aperitivo un fresco e genuino vinello d'Ischia, improvvisava spesso una cenetta a base di questi maccheroni che erano la sua specialità".
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'E vermiciell a Puveriell' (Vermicelli alla Poverello)
Ingredienti per 6 persone:
6 uova fresche
6 etti di vermicelli o spaghetti
2 etti di sugna
1 etto di pecorino grattugiato.
Sale
Pepe nero q.b.
Non trovando la storia dei "vermicelli alla poverello",darò una mia interpretazione. Presumo che chi non avendo soldi (come adesso) usava ingredienti più "poveri" di allora, uova,strutto,vermicelli e formaggio (vall accattà mò) e ha creato uno dei piatti più buoni "napoletano" chi conosce la verità chiedo di scrivere una e-mail al geadabbo@tin.it
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Attenzione questi menù sono da noi creati
Ravioloni "Forza Napoli"
Ingredienti:
Pasta fresca fatta in casa colorata "azzurro Napoli"
Frutti di mare misti freschi
Calamari
Gamberi
Pomodori maturi (no pelate)
Olio extravergine
Aglio
Prezzemolo
Peperoncino
Sale Pepe
Questa pietanza e uguale a qualche altra, ma io lo modificata. Ecco come: Nel'impasto della pasta fresca ho messo qualche goccia di colorante azzurro ,per il ripieno ho usato gli'ingredienti del sugo. In alternativa si può anche fare un sugo di carne (ragù)
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Maccheroni "a lardiate" con pesto napoletano
Ingredienti:
Pasta a piacere
olio extravergine
ricotta salata
formaggio
peperoncino
aglio e prezzemolo
peperone
pomodori fresco
lardo
Siccome non esiste un pesto alla napoletana, allora l'ho creato io. Purtroppo non lo dico anche perché ne sono orgoglioso. Se lo volete assaggiare venite da me